MARIA MADRE DELLA CHIESA NEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II
L.
G. 52 (426): « Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo
compiere la redenzione del mondo, “quando venne la pienezza dei tempi
mandò il suo Figlio, nato da donna (...) affinché ricevessimo l’adozione
a figli” (Gal. 4, 4-5). Egli “per noi uomini e per la nostra salvezza è
disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel
seno di Maria Vergine” (Simbolo niceno-costantinopolitano). Questo
divino mistero di salvezza ci è rivelato ed è continuato nella Chiesa,
che il Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli che
aderiscono a Cristo Capo e sono in comunione con tutti i suoi santi,
devono pure venerare la memoria “anzitutto della gloriosa sempre Vergine
Maria, Madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo” (Canone Romano) ».
L.
G. 53 (427): Maria Madre di Dio, « redenta in modo sublime in vista
dei meriti del Figlio suo, e a Lui unita da uno stretto e indissolubile
vincolo, (...) insieme è però congiunta nella stirpe di Adamo con tutti
gli uomini bisognosi di salvezza, anzi è “veramente madre delle membra
di Cristo (...) perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli
della Chiesa, i quali di quel Capo sono le membra” (Sant’Agostino). Per
questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare
membro della Chiesa, nonché sua figura ed eccellentissimo modello nella
fede e nella carità, e la Chiesa Cattolica, edotta dallo Spirito Santo,
con affetto di pietà filiale la venera come Madre amantissima ».
L.
G. 58 (432): Maria, nella vita pubblica di Gesù, « avanzò anche lei
nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione con il
Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette
(Gv. 19, 25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi
con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente
all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo
stesso Gesù morente in croce, fu data quale madre al discepolo con
queste parole: “Donna, ecco il tuo figlio” (Gv. 19, 26-27) ».
L.
G. 59 (433): « Essendo piaciuto a Dio di non manifestare
solennemente il mistero della salvezza umana prima di aver effuso lo
Spirito promesso da Cristo, vediamo gli Apostoli prima del giorno della
Pentecoste “perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e
Maria madre di Gesù e i fratelli di lui” (At. 1, 14), e anche Maria
implorante con le sue preghiere il dono dello Spirito, che l’aveva già
adombrata nell’Annunciazione ».
L.
G. 61 (435): « La Beata Vergine, insieme con l’incarnazione del
Verbo divino predestinata fino dall’eternità quale Madre di Dio, per
disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra la gloriosa
genitrice del Divino Redentore, compagna generosa del tutto eccezionale,
e umile ancella del Signore. Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo,
presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in
croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con
l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la
vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell’ordine
della grazia ».
L.
G. 62 (436): Maria « Assunta in cielo non ha deposto questa funzione
di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci
le grazie della salute eterna. Questa funzione salvifica subordinata di
Maria la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente, continuamente la
sperimenta e raccomanda all’amore dei fedeli, perché, sostenuti da
questo materno aiuto, siano più intimamente congiunti con l’unico
Mediatore e Salvatore » il Signore nostro Gesù Cristo.
L.
G. 63 (437): « La Beata Vergine, per il dono e ufficio della divina
maternità che la unisce col Figlio redentore, e per le sue singolari
grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la Madre
di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava Sant’Ambrogio,
nell’ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con
Cristo ».
Mauro
Dadea
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