«COSE NUOVE E COSE ANTICHE»
Nello studio preparatorio
alla progettazione della nuova chiesa parrocchiale di Poggio dei Pini,
una volta stabiliti i parametri teorici ed individuate con precisione le
varie esigenze connesse al culto, secondo le prescrizioni del Concilio
Vaticano II, si doveva passare alla fase attuativa, ovvero alla scelta
del modello concreto da far realizzare. Le opzioni tipologiche che si
presentavano erano essenzialmente due. La prima, di più radicata
tradizione in ambito occidentale, era quella a pianta longitudinale,
ripresa dalla basilica, struttura
civile dell’antico mondo romano in cui le persone si riunivano per
trattare le questioni comuni. Essa era stata preferita dai primi
cristiani alla struttura del tempio pagano o giudaico, una volta
ottenuta la libertà di culto (Editto di Milano
del 313), per sottolineare come non si avesse la
pretesa di costruire una “casa per Dio” (appunto il tempio), ma una
“casa per l’Ecclesia comunità”, unico
vero tempio di Dio in Cristo. Il modello basilicale, nella sua forma più
completa comprendente portico, battistero, navata e santuario, si presta
bene ad esprimere il concetto della Chiesa in movimento, pellegrina
sulla terra. Tuttavia, la quantomeno discutibile riuscita, nella stessa
Cagliari e rispettiva archidiocesi, di varie altre chiese moderne di
questo stesso tipo, al quale sembra che i progettisti non siano più in
grado di saper infondere forza vitale ed autonoma espressività, nel caso
della parrocchiale di Poggio dei Pini ha consigliato di rinunciarvi.
Questo anche per gli oggettivi impedimenti tecnici rappresentati dalla
conformazione del terreno destinato alla costruzione: il fianco di una
collina sul quale, eventualmente, si sarebbe dovuto effettuare uno
sbancamento deturpante. Per lo stesso motivo si è anche dovuto
accantonare un primo progetto di massima per la costruzione della nuova
chiesa che era già stato elaborato, fin dai primi anni Ottanta, a cura
del benemerito Comitato “Erigendae Ecclesiae”,
costituito il 13 novembre 1982 da vari abitanti sia di Poggio dei Pini
sia di Residenza del Poggio, quando ancora la parrocchia della Madonna
di Lourdes neppure esisteva. Si è quindi optato per la struttura a
pianta centrale, maggiormente diffusa in Oriente, in cui si riflette la
Chiesa come immagine di Dio, dell’universo, della Gerusalemme celeste,
in qualche modo anticipata nella celebrazione dei divini misteri. La
pianta centrale, poi, si presta in modo particolarmente felice a
disporre l’assemblea attorno alla mensa eucaristica, accentuando nel
Popolo di Dio il vincolo di comunione fraterna. Anche il modello a
pianta centrale, nell’architettura cristiana, fu adottato prestissimo, e
proprio nel suo monumento più importante: l’Anastasis.
Questa parola, in greco, significa “resurrezione”, e designa per
antonomasia la grande basilica fatta edificare dall’imperatore
Costantino sul Santo Sepolcro di Cristo, a Gerusalemme, che fu
consacrata nell’anno 326. L’Anastasis
è chiaramente fondamentale, dal punto di vista
simbolico, perché, come dice San Paolo, «se Cristo non è
risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la
vostra fede» (1Cor 15, 14). Il Signore risorto,
per i cristiani, è alla base di tutto. Riprendere il modello dell’Anastasis,
allora, è sembrata la soluzione ideale per la nuova chiesa di Poggio dei
Pini, perché oltretutto le antiche e venerabili forme di questo edificio
si prestavano meglio di ogni altra ad essere stilizzate e trasposte in
linee moderne, compatibili con l’obbligatorio utilizzo, per le strutture
portanti, del cemento armato. Dell’Anastasis
costantiniana, nella sua ristrutturazione crociata
conservatasi fino agli inizi del XIX secolo (nel 1808, infatti, la
basilica fu gravemente danneggiata da un incendio, venendo ricostruita
in forme turco-barocche, nel biennio successivo, a cura dello zar di
Russia Alessandro I), la chiesa parrocchiale di Poggio dei Pini ha
ripreso la forma circolare, il deambulatorio anulare individuato da una
fila di dodici pilastri, la cupola troncoconica a tino rovesciato e le
quattro cappelle laterali disposte a forma di croce. Tutto affinché
potessero trovare espressione tangibile le parole della Scrittura: «Così
dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei
santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e
dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Gesù Cristo. In lui
ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel
Signore; in lui anche voi, insieme con gli altri, venite edificati per
diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito»
(Ef 2, 19-21).
|
|
Pianta
dell’edicola fatta costruire dall’imperatore Costantino, nel IV
secolo, sopra il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Ricostruzione grafica
dell’architetto Robert Willis (1849). |
 |
Pianta
schematica della basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, in
epoca crociata (XI secolo): in alto la rotonda dell’Anastasis |
 |
Pianta
della chiesa parrocchiale di Poggio dei Pini (ing. Giorgio Diaz)
L’evoluzione architettonica della basilica del Santo Sepolcro, a
Gerusalemme, nella chiesa parrocchiale di Poggio dei Pini è stata
rappresentata, per singoli elementi, nelle sue diverse fasi. A
quella costantiniana si ispira la fascia circolare di dodici
colonne, particolarmente significativa dal punto di vista simbolico;
da quella crociata, oltre alla cupola troncoconica, provengono
invece gli ampliamenti laterali alla semplice rotonda originaria,
imposti da concrete esigenze di carattere liturgico. |

Milano
- Collezione Galateri. Modellino in legno e madreperla della
basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme (XVII secolo)
L’Anastasis risulta ancora dotata della cupola troncoconica
crociata, distrutta dal fuoco nel 1808. Sono evidenti le somiglianze
con il prospetto esterno della chiesa parrocchiale di Poggio dei
Pini. |

Sezione
dell’Anastasis, a Gerusalemme, in un disegno del p. Bernardino Amico
(1620) |

Crocifisso
ligneo policromo
Il cimelio artistico più prezioso, nella chiesa parrocchiale di
Poggio dei Pini, è rappresentato dall'antico crocifisso ligneo
collocato nell'abside, opera di ignoto intagliatore napoletano
attivo agli inizi del XIX secolo. Proviene, come dono simbolico
della città sede del Vescovo, da una chiesa distrutta di Cagliari,
probabilmente quella di San Giorgio di Suelli, nel quartiere di
Stampace, ed è stato accolto dalla Comunità cristiana poggina quale
segno di unità e fedeltà al Pastore della diocesi, successore degli
Apostoli. |

Statua
in terracotta della Madonna di Lourdes
Assolutamente unica e originale è la grande statua della Madonna di
Lourdes, collocata in una nicchia nella parete destra del
presbiterio. Opera in terracotta della scultrice Fernanda Casanova,
recentemente scomparsa, essa fu modellata già per la sede
provvisoria della parrocchia poggina ed ivi a lungo venerata.
L'iconografia segue scrupolosamente la descrizione che della Vergine
apparsa nella grotta di Massabielle, presso Lourdes, fece nel 1858
la veggente Santa Marie Bernadette Soubirous: «In mezzo a una luce
vivissima, all'ingresso della grotta, vidi ritta una Signora di
maestoso aspetto e di sorprendente bellezza. La statura di lei era
media, l'età apparente di 20 anni. Candida più che neve aveva la
lunga veste, stretta ai fianchi da una fascia azzurra annodata
davanti, e pendente duplicata sotto le ginocchia. Candido era pure
il velo che le copriva la testa e le spalle scendendo fino a terra,
e sui nudi piedi delicati splendevano due rose d'oro. Teneva una
ricca corona del Rosario dai bianchi grani legati in oro e
terminante con una croce d'oro. Le mani erano congiunte innanzi al
petto e l'occhio era fisso al cielo, in attitudine di preghiera». |

Stazione
della Via Crucis
Dell’artista Fernanda Casanova sono anche le formelle a
bassorilievo, sempre in terracotta, raffiguranti le quattordici
stazioni della Via Crucis. Esse sono state realizzate appositamente
per la nuova chiesa ed hanno trovato adeguata collocazione nel
circuito penitenziale all’esterno dell’aula, cioè nelle facce dei
pilastri rivolte verso la navata anulare, lo spazio più idoneo alla
celebrazione di questo pio esercizio commemorante la passione del
Signore. |

Il
battistero paleocristiano di Leptis Magna (Libia), in una foto
risalente alla metà degli anni Settanta
Elementi qualificanti delle chiese cattedrali e parrocchiali sono il
battistero e il fonte battesimale. In tal senso, la tradizione
ecclesiale risalente fino ai primi secoli è stata confermata dalla
riforma liturgica postconciliare, che ripropone con forza, come
momento generatore dell’esperienza cristiana, il cammino
dell’iniziazione articolato in varie tappe catechistiche e
celebrative. In tale percorso la celebrazione del Battesimo viene
riconosciuta come “porta della fede”, per cui, nella chiesa
parrocchiale di Poggio dei Pini, si è voluto che il battistero fosse
collocato in prossimità dell’ingresso, nella prima cappella a
sinistra: uno spazio ideale per il sacramento che introduce nella
comunità cristiana e indirizza verso la vera fonte della grazia,
l’Eucaristia e quindi l’altare. Il valore essenziale del Battesimo,
secondo le raccomandazioni della Chiesa, può e deve essere
recuperato, lungo la vita del cristiano, anche grazie alla costante
visibilità del battistero, vero “memoriale” del sacramento. Affinché
dunque i suoi luoghi possano costituire un forte richiamo per tutti,
anche al di fuori della celebrazione, si è scelto di operarne
un’adeguata monumentalizzazione, facendovi costruire un grande fonte
in stile paleocristiano, interamente in pietra calcarea, ispirato
alla vasca battesimale cruciforme e ottagonale al tempo stesso
dell’antica cattedrale di Leptis Magna, in Libia. |

Il
battistero della chiesa parrocchiale di Poggio dei Pini
Le dimensioni della vasca battesimale poggina, pressoché conformi a
quelle del modello originale, consentono non solo il battesimo per
aspersione ma anche quello per immersione, come gesto più
significativo dell’azione sacramentale: «Non sapete che quanti siamo
stati battezzati in Cristo siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui
nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo
della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una
vita nuova» (Rm 6, 3-4). Strumento della morte di Gesù è stata la
croce, stilizzata nel battistero poggino il cui profilo, tuttavia,
tende maggiormente verso la forma di un ottagono. La simbologia
connessa a quest’ultima figura geometrica allude alla doppia natura,
umana e divina, attribuita a Cristo dalla dottrina cattolica.
All’ottavo giorno dopo la sua nascita, infatti, Gesù fu circonciso
secondo la legge mosaica, a testimonianza della sua reale
incarnazione; nel «primo giorno dopo il sabato», poi, ottavo della
settimana, egli risuscitò dai morti, mostrando tutta la gloria della
sua divinità. Niente, meglio della forma ottagonale, avrebbe quindi
potuto contraddistinguere un battistero, perché con l’immersione
nelle sue acque viene deposto l’uomo vecchio con il suo carico di
peccato e di morte, come Cristo nella circoncisione, e si rinasce a
una vita nuova, come Cristo nella sua resurrezione. A rimarcare
ulteriormente questi significati sono i tre gradini interni al
fonte, allusivi ai tre giorni trascorsi da Gesù nel sepolcro, che
scendono verso due vasche quadrate, rappresentative di anticella e
camera funeraria del Santo Sepolcro, inscritte l’una nell’altra con
una rotazione di 90°. Le otto punte di questa Rosa dei venti,
ripetendo il numero sacro della risurrezione, si orientano con
precisione verso i principali punti cardinali (nord, sud, est,
ovest; nord-est, nord-ovest, sudest, sud-ovest) e quindi verso tutto
il mondo, al quale è universalmente destinato l’annuncio della
salvezza. |
|
|