LA PIRATERIA
ISLAMICA
Quella di “Su Loi” è una delle
104 torri che sorgono lungo il perimetro delle coste sarde,
presidiandolo per intero anche se non in modo uniforme. Questo processo
di fortificazione iniziò a partire dal settimo decennio del XVI secolo.
La sua realizzazione fu la risposta alla minaccia rappresentata
dall’espansionismo islamico, che per la Sardegna si manifestò in due
fasi:
1) Dopo la morte di Maometto
gli Arabi, partendo dalla penisola arabica, dilagarono nell’Asia Minore
impadronendosi dell’Anatolia, poi dell’Egitto e delle regioni costiere
dell’Africa Settentrionale, che anticamente avevano costituito la
provincia proconsolare romana: Tunisia, Algeria, Marocco. Nel 698 fu
conquistata Cartagine e nel 714, partendo da lì, furono effettuate le
prime scorrerie arabe contro la Sardegna. Esse successivamente
portarono, sotto il condottiero Mujaid (il Museto delle cronache
occidentali), alla conquista della parte meridionale dell’isola. Nel
1015 papa Benedetto VIII organizzò una crociata cui parteciparono le
repubbliche marinare italiane, a seguito della quale Mujaid fu costretto
a ritirarsi. Per la Sardegna, liberata dalla dominazione araba, iniziò
così la dominazione di Pisani e Genovesi. In questo periodo, a parte
alcune scaramucce, non ci fu più alcun tentativo da parte degli Arabi di
impadronirsi della nostra isola, anche perché un secolo dopo fu
organizzata una seconda crociata cui parteciparono Costantino, giudice
di Cagliari e Saltàro figlio del giudice di Torres, che scacciò
definitivamente gli invasori musulmani dalle loro basi nelle isole
Baleari. Non ci furono altri atti di guerra per un periodo compreso tra
il XII e il XV secolo; infatti Genovesi, Pisani e Veneziani intrapresero
attività commerciali con gli Arabi specie per la crescente richiesta, da
parte dei primi, di ceramiche maiolicate (prodotte esclusivamente dalle
maestranze arabe) e altre merci pregiate. Si stabilisce in questo modo
tra gli uni e gli altri un “modus vivendi” abbastanza pacifico.
2) Alla
metà del 1400 si affacciò sul Mediterraneo una nuova popolazione
belligerante islamica, quella dei Turchi, che partendo dal Caucaso aveva
conquistato tutta l’Asia Minore e nel 1454 Costantinopoli, sotto la
guida di Maometto II. I Turchi erano più agguerriti e più fanatici degli
Arabi, in quanto miravano a conquistare nuove terre e soprattutto a
imporre la religione islamica ai popoli sottomessi. I Turchi possedevano
grandi flotte navali che consentivano loro di portare avanti spedizioni
in grande stile, come quella con cui conquistarono anche le regioni
nordafricane. Nel 1480 si verificò la presa di Otranto e tutti gli
abitanti maschi, più di ottocento, vennero uccisi a fil di spada per il
loro rifiuto di convertirsi alla religione islamica (sono i Beati
Martiri di Otranto). I Turchi, inoltre, conquistarono tutti i Balcani
arrivando fino alle porte di Vienna, nel 1482. La controffensiva
cristiana si concretizza a partire dal 1492 con la presa di Grenada,
“ultimo caposaldo arabo in terra spagnola”, da parte del re di Spagna
Ferdinando il Cattolico e di sua moglie Isabella di Castiglia. I re
spagnoli, per assicurare la loro vittoria, decretarono l’espulsione da
tutti i territori della corona degli ebrei e degli arabi di origine
spagnola. I motivi di un provvedimento tanto drastico furono da una
parte il timore che queste popolazioni non cristiane, un giorno,
potessero riprendere il sopravvento, e dall’altra il vero e proprio
disprezzo per le etnie diverse, dovuto in gran parte a razzismo
(questione della limpieza de sangre). L’espulsione di Marranos
e Moriscos ebbe conseguenze politiche gravi, in quanto sia ebrei
sia arabi erano in genere bravi artigiani in possesso di notevoli
conoscenze tecniche. Essi, insediandosi nelle regioni nord africane
dell’impero Ottomano, vi apportarono nuove tecniche costruttive di navi
e armi. Così, poco dopo il 1492, iniziò “la guerra di corsa” barbaresca
(da Barberia, nome in italiano antico dell’Africa settentrionale)
contro le nazioni cristiane. Tripoli, Algeri e Marocco organizzarono
flotte di pirati contro le città costiere facenti parte del regno
spagnolo, per esempio Sardegna e Sicilia. Strozzavano con le loro flotte
tutte le attività commerciali, rendendo inabitabili le coste e uccidendo
o facendo schiavi tutti quelli che cadevano nelle loro mani. Nel 1582,
addirittura, una squadra di pirati barbareschi attaccò Quartu, Pauli
(l’attuale Monserrato), spingendosi fin sotto le mura della città di
Cagliari. Tutto questo, già nel 1535, aveva portato il re di Spagna
Carlo V a reagire, inizialmente in modo attivo in una fase
successiva, con suo figlio Filippo II, in modo passivo.
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FASE ATTIVA
Carlo V riunì una grande flotta nel Golfo di Cagliari, espugnò
Tunisi dove trovò 20.000 schiavi cristiani, di cui oltre mille
sardi. La tattica utilizzata, tuttavia, non si rivelò molto
proficua, perché gli spagnoli, una volta conquistate le città del
nord Africa, furono costretti ad affidarne il comando a elementi
locali, che in breve volgere di tempo dichiararono nuovamente il
proprio vassallaggio nei confronti del sultano di Costantinopoli,
Solimano il Magnifico. Nel 1571 per arginare l’invasione turca fu
combattuta la battaglia navale di Lepanto: spagnoli, francesi,
genovesi, veneziani sconfissero i musulmani. I turchi, ben presto,
riuscirono a riorganizzare una flotta possente, ma abbandonarono lo
scacchiere mediterraneo e rivolsero la loro attenzione verso
l’oriente: India e Cina. La Spagna si dedicò invece alla conquista
dell’America. Nel Mediterraneo, quindi, rimasero solo pirati non più
in grado di organizzare grandi flotte, e le grandi battaglie tra
musulmani e cristiani terminarono. I veneziani, gli spagnoli e i
genovesi, tra l’altro, avevano intrapreso attività commerciali con i
turchi, contrastando l’autorità papale favorevole a una nuova guerra
per la riconquista di Costantinopoli. |
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FASE PASSIVA
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Assalto barbaresco a Sant'Antioco
nel 1815
Affresco di Domenico Bruschi nella Sala del Consiglio
Provinciale di Cagliari (1895)
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Dovendosi comunque difendere le coste del Mediterraneo dall’attacco
dei pirati barbareschi, si preferì la fortificazione delle coste a
rischio. In tutta l’Italia, in particolare in Sardegna, il processo
di fortificazione iniziò nel 1572. In particolare Marco Antonio
Camòs, Capitano di Iglesias, venne incaricato di individuare i siti
nei quali sarebbe stato necessario costruire le torri, per cui egli
compì l’intero periplo dell’isola. Nel 1578 venne effettuato un
nuovo sopralluogo in questi siti da Miguel de Moncada, vicerè di
Sardegna (e ingegnere). Le torri, inizialmente, venivano costruite
non a spese dello stato ma delle popolazioni rivierasche e dei vari
feudatari (baroni, conti, marchesi e duchi) interessati a difendere
i loro personali domini. Il vicerè de Moncada fece presente al re
che, per ultimare la fortificazione delle coste sarde, sarebbe stato
necessario un intervento delle finanze statali (fu posto quindi il
problema del reperimento delle risorse finanziare). Venne insediata
una commissione di studio tra lo stato spagnolo e il parlamento
sardo e si decise di applicare la tassa di un “reale” (una moneta
antica) per ogni mezzo quintale di merce esportata (1583). Si
interessò di riscuotere queste tasse la Reale Amministrazione delle
Torri, appositamente costituita. Grazie a questi gettiti finanziari
la fortificazione delle coste fu quindi sostanzialmente ultimata. Ci
furono altri sporadici attacchi e le torri si dimostrarono un ottimo
deterrente, ma non la soluzione definitiva. Nel 1793, con l’avvento
di Napoleone Bonaparte e la presa di Malta (1794), venne dichiarato
decaduto l’ordine omonimo, che possedeva una grande flotta in grado
di pattugliare il Mediterraneo limitando grandemente l’attività dei
pirati. A questo punto ci fu perciò una recrudescenza degli atti di
pirateria islamica o barbaresca, che culminarono nel 1815 con
l’attacco di Carloforte poi ripiegato su Sant’Antioco, i cui
abitanti furono tratti in schiavitù. Sempre nel 1815, con il
Congresso Vienna, dopo la sconfitta di Napoleone furono ripristinati
tutti i sovrani europei spodestati. Contestualmente fu anche abolita
la schiavitù, per cui la “guerra di corsa”, che su di essa
principalmente si basava, cessò di essere redditizia. La minaccia
islamica, comunque, terminò definitivamente solo con la presa di
Algeri e di tutto il Nordafrica ad opera della Francia, nel 1830.
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Le
Torri in Sardegna
Disegno a inchiostro sul frontespizio di un volume manoscritto del
XVIII secolo (Archivio di Stato di Torino) |
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