LA REGIA AMMINISTRAZIONE DELLE TORRI
Già l’anno dopo la battaglia di Lepanto (1571) si cominciò studiare,
anche per la Sardegna, un sistema di difesa passivo basato sulla
fortificazione dell’intero perimetro costiero.
1572, primo periplo della Sardegna ordinato dal vicerè don Juan de
Coloma, effettuato dal Capitano di Iglesias Marco Antonio Camòs,
geniere.
1578, nuovo periplo effettuato direttamente dal nuovo vicerè don Miguel
de Moncada, si discute su quali risorse finanziarie destinare alla
realizzazione del progetto.
1582, incursione barbaresca contro Quartu.
1583, parlamento sardo convocato dal vicerè de Moncada, con supplica a
Filippo II per l’erezione della Regia Amministrazione delle Torri.
1587, Filippo II accoglie la richiesta ed erige l’Amministrazione, in
pratica un’agenzia di spesa, che comincia a funzionare trovando 43 torri
già costruite a cura di comunità e feudatari locali.
Essa era anche chiamata Administraciò del Dret del Real, e più
tardi Amministrazione del Reale, perché il suo principale
introito finanziario era costituito dalla tassa di un reale (moneta in
corso nella Sardegna spagnola e sabauda, s’arriali) ogni
quintar (circa 45 kg.) di formaggio, grano e altre merci esportato
dall’isola.
L’Amministrazione viene mantenuta in efficienza e riformata anche dopo
che la Sardegna, nel 1720, passò in mano sabauda.
L’Amministrazione delle Torri era presieduta dal vicerè di Sardegna,
coadiuvato da un rappresentante, estratto a sorte, per ciascuno dei tre
Bracci o Stamenti (militare, ecclesiastico e reale) di cui era composto
l’antico Parlamento sardo. Si avvaleva della collaborazione di personale
civile e militare residente a Cagliari. Comando effettivo e
coordinamento del sistema erano affidati al Capitano delle Torri, cui
facevano capo i vari alcaldes che comandavano le singole torri o
gruppi di torri più piccole, e dai quali dipendevano direttamente
artiglieri, soldati e barcaioli.
1830, caduta di Tripoli.
1832, caduta di Algeri.
1843, abolizione della Regia Amministrazione e la torre di “Su Loi”
viene abbandonata.
1867 (25 aprile), definitiva smilitarizzazione e
demanializzazione delle torri costiere della Sardegna. |
|

Pianta organica della Regia Amministrazione delle
Torri del Regno di Sardegna (Elaborazione Mario Cannas) |
|

Cannoni
italiani del XVI secolo
(Roma - Museo di Castel Sant'Angelo)
Le torri sono state costruite solo a partire dall’ultimo
venticinquennio del ’500, perché prima non si poteva disporre di
cannoni leggeri e potenti a gittata lunga, per cui la loro presenza
sarebbe stata inutile. Questo è stato possibile soltanto quando si è
potuto forgiare un acciaio abbastanza resistente. I cannoni
costruiti alla fine de XVI secolo erano a canna lunga, e montati
sulle torri potevano colpire anche a 300-500 metri dalla costa.
|
|


Dislocazione delle torri lungo le coste sarde (Ing. Gianni Montaldo)
La distribuzione delle torri lungo le coste non è
omogenea, infatti la presenza risulta più fitta solo nelle zone di
maggiore importanza strategica: Golfo di Cagliari, tutto il
promontorio meridionale della Sardegna fino a Capo Teulada, Golfo di
Oristano, Alghero, costa dell’Ogliastra, mentre la Gallura era
pressoché sguarnita in quanto disabitata.
Le
torri sono state costruite solo a partire dall’ultimo
venticinquennio del ’500, perché prima non si poteva disporre di
cannoni leggeri e potenti a gittata lunga, per cui la loro presenza
sarebbe stata inutile. Questo è stato possibile soltanto quando si è
potuto forgiare un acciaio abbastanza resistente.
I cannoni costruiti alla fine de XVI secolo erano a canna lunga, e
montati sulle torri potevano colpire anche a 300-500 metri dalla
costa.
Inoltre, per la costruzione di fucili più efficaci dei precedenti, a
fine ’500 viene inventato il sistema a pietra focaia (selce). Nella
torre di Su Loi i torrieri, per arrotondare il loro magro stipendio,
erano soliti scolpire la pietra focaia da usare negli acciarini di
fucili e pistole. |


Collegamenti ottici fra le torri sarde
(Ing. Gianni Montaldo)
|
|
|