TIPOLOGIA GENERALE DELLE TORRI COSTIERE SARDE
Tra le torri sarde, 102 sono a pianta circolare, una è a pianta
ottagonale (Portotorres) e una a pianta quadrata (Colostrai). Si sono
preferite le torri a pianta circolare per diversi motivi.
Uno economico, connesso alla facilità con cui queste potevano essere
realizzate utilizzando maestranze non specializzate, con materiali di
agevole reperimento, mentre quelle squadrate avrebbero richiesto la
presenza di maestri scalpellini per la realizzazione, ad esempio, delle
pietre d’angolo.
Il secondo vantaggio era determinato dal fatto che le torri a pianta
circolare sono più resistenti alle sollecitazioni statiche e dinamiche:
1. Statiche: migliore resistenza al peso della torre stessa,
ossia distribuzione uniformemente omogenea delle spinte interne
determinate dal peso specifico delle murature;
2. Dinamiche: urti dovuti alle cannonate esterne e al rinculo dei
cannoni di cui le torri stesse erano armate.
Un altro vantaggio della pianta circolare è legato al fatto che i
proiettili, su una superficie curva, sono portati a scivolare e il loro
urto tende a distribuirsi su tutta la costruzione.
Secondo le classificazioni antiche esistevano tre tipi di torri:
1)
Torrezillas (ad esempio proprio la torre di Su Loi),
torri di avvistamento. Erano presidiate da due soldati, con una
spingarda e due fucili. Dimensioni medie: 4,5 metri di diametro e 7
metri di altezza.
2)
Torres senzillas (ad esempio la torre di Chia), di
difesa leggera. Possedevano un cannone di medio calibro, una spingarda,
tre fucili, un alcalde, un artigliere, tre soldati. Dimensioni medie: 13
metri di diametro, 17 metri di altezza.
3)
Torres gallardas (ad esempio la Torre Grande di
Oristano), di difesa pesante. Erano armate con quattro cannoni, due
spingarde, cinque fucili, un alcalde, un artigliere e fino a venti
soldati. Dimensioni medie: diametro di 17 metri e oltre, altezza 14
metri e oltre.
Le torri si articolavano in verticale su tre livelli:
1) Basamento, costituito dalla base riempita di pietrame, in
grado di assorbire l’impatto delle cannonate.
2) Zona praticabile, cioè il primo piano, dove si trovavano gli
alloggi dei torrieri, con la cucina e i letti. Vi si accedeva attraverso
un portello posto a 4-6 metri dal suolo, con scale di corda collegate a
un braccio sporgente dal terrazzo, dotato di una carrucola. Gli ingressi
erano costituiti da porticine in legno con architravi in pietrame più o
meno squadrato o in legno, meno frequente era il tipo a ghigliottina.
3) Piazza d’armi, cioè il terrazzo, dove si
montava la guardia e venivano collocati i cannoni. Essa poteva essere
ampliata da altre strutture sporgenti, le garitte, che poggiavano su
mensoloni in pietra o legno. Le garrite potevano assolvere a diverse
funzioni: anzitutto di piombatoi, quando si trovavano in perpendicolo
rispetto al portello d’ingresso, che veniva difeso, al riparo di queste
strutture aggettanti, lanciando sassi, proiettili, olio bollente,
eccetera; di santabarbara, per conservare la polvere da sparo in modo
che, nel caso di eventuali esplosioni, non venisse pregiudicata la
stabilità dell’intera struttura; infine di servizi igienici. A volte
nelle piazze d’armi veniva eretto anche un muro detto “di spalamento”,
con copertura a mezzaluna, rivolto verso la terra ferma, che serviva ai
torrieri come rifugio dalle intemperie. |
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