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La Torre "Su Loi" a Capoterra

 


LA TORRE COSTIERA DI SU LOI

Quella di “Su Loi” è una delle 104 torri che sorgono lungo tutte le coste sarde. Si tratta di una torre di avvistamento, del tipo più piccolo.

Il vicerè di Sardegna don Miguel De Moncada ne ordinò la costruzione nel 1578, e già nel 1590 risultano testimonianze certe della sua esistenza.

La base è caratterizzata al suo interno da un doppio tramezzo a croce, ossia da due contrafforti intersecati perpendicolarmente con funzione di rinforzo. Gli spazi di risulta erano utilizzati come magazzini, come depositi di armi o anche come riserve d’acqua potabile. Questo tipo di struttura non è molto frequente, si trova infatti solo in poche altre torri tutte dislocate lungo la costa meridionale della Sardegna, nei dintorni di Cagliari.

La muratura era in pietrame locale, del tipo “a sacco”.

L’ingresso alla torre si trovava a 3.50 metri d’altezza. Di fianco e di fronte al portello, e quindi all’altezza del piano praticabile, sono presenti due rientranze o nicchie che venivano utilizzate per conservare oggetti.

Il pavimento del piano praticabile era un tavolato ligneo appoggiato su una risega, cioè una sporgenza continua del perimetro murario.

La copertura era a cupola, con apertura a botola che tramite una scala a pioli permetteva l’accesso alla piazza d’armi.

A perpendicolo dell’ingresso, per difenderlo mediante il lancio di proiettili, olio bollente etc., c’era una garrita, sostenuta da mensoloni in pietra arenaria, con funzione di piombatoio.

Nella piazza d’armi sono anche presenti due mensoloni lignei che reggevano un’altra garitta, probabilmente adibita a santabarbara, cioè a deposito di munizioni: si badava a costruire questo deposito sempre in posizione esterna, rispetto al perimetro dell’edificio, in modo che una sua eventuale esplosione causasse alla struttura il minor danno possibile.

Non è ben chiaro se lo spalto fosse dotato del muro di spalamento. Sembrerebbe comunque di no, e in questo caso bisogna pensare che i torrieri si difendessero dalle intemperie (la pioggia d’inverno e il sole d’estate) montando sul terrazzo della torre una tenda o un incantucciato.

La torre di Su Loi era stata costruita di così piccole dimensioni perché la zona di Capoterra era rimasta disabitata fin dal XIV secolo, dopo che, durante la guerra di conquista catalano-aragonese, l’antico villaggio medievale era stato distrutto.

L’attuale Capoterra fu ripopolata a partire dal 1655, per iniziativa del feudatario del luogo, il barone Girolamo Torrellas, e questo nuovo borgo prese il nome di Villa Nueva de Sant Efis de Caputerra.

Capoterra non subì mai incursioni dirette da parte dei corsari barbareschi. È noto soltanto uno sbarco avvenuto nel 1575, quando i pirati arrivarono fino all’eremo di Santa Barbara prendendo prigioniero il frate responsabile della chiesa. Forse fu proprio questo, tra l’altro, il motivo che accelerò la costruzione della torre. I pirati erano a conoscenza del territorio, sapevano della sorgente perenne, perché a volte essi erano cristiani rinnegati, convertiti all’islamismo e quindi capaci di tradire i loro antichi compatrioti.

La torre fu costruita a dieci metri sul livello del mare, sul ciglio del cono di deiezione di un fiume proveniente dai monti, oggi ridotto ai due torrenti di Su Loi e Rio San Girolamo. Era il punto più alto della costa e strategico per il rifornimento di acqua potabile.

Chi si trovava nella piazza d’armi poteva avvistare imbarcazioni in avvicinamento alla distanza di km 15-16 circa, per cui la popolazione, una volta avvisata, aveva circa tre ore di tempo per prepararsi alla difesa e mettersi in salvo.

La sua efficienza, comunque, era aumentata dal fatto che faceva parte di un sistema più complesso. Le torri erano infatti poste in contatto visivo l’una con l’altra, per cui, se ad esempio un’imbarcazione nemica veniva avvistata a Capo Carbonara, tramite segnali luminosi la notizia poteva essere trasmessa ai torrieri di Capoterra con 12 ore di anticipo.

La torre di Su Loi, una volta venuta meno la minaccia islamica, servì per prevenire il contrabbando oppure per bloccare l’attracco di navigli sospetti dal punto di vista sanitario.

Fu completamente abbandonata nel 1845.

 

 


La Torre di "Su Loi"
Nella frattura del muro è visibile il particolare costruttivo dell'opera "a cassetta" o "a sacco".




La Torre di "Su Loi" domina il tratto occidentale del Golfo di Cagliari


Mensoloni delle garitte in pietra arenaria e tronchi di ginepro
E' visibile anche il punto trigonome-trico in cemento utilizzato per le triangolazioni della Carta d'Italia 1:25000 ed. 1958




Nicchia intonacata a fianco del portello d'ingresso




Rilievo della Torre "Su Loi" (Ing. Gianni Montaldo)
a. Pianta
b. Sezione


Particolare del Golfo di Cagliari, tratto dalla Carta della Sardegna di François Giaume (1813) - Archivio di Stato di Torino
Sono visibili le torri di Su Loi, Antigori (torri di Mezzo) e del Diavolo (Torre del Colombo.



Particolare della struttura di irrigidimento della fondazione, con doppio contrafforte interno intersecato a croce



Particolare della botola di accesso alla fondazione



Fucile da caccia a pietra focaia del XVIII secolo (Collezione privata)



La Torre di "Su Loi" nel 1974
(Foto Foiso Fois)
 

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