Intrappolati sulla Sulcitana, e si torna a morire: vi siete chiesti perchè?

Intrappolati per due ore da Chia a Cagliari, sulla statale Sulcitana: code da record proprio nel giorno in cui si torna a morire. Auto in fila indiana dalle 19 alle 21, al ritorno dalle spiagge. In un pomeriggio che era cominciato alle 16 con una tragedia shock: ero lì poco dopo quel tragico impatto nel quale ha perso la vita Silvestro Lai, il bidello di Capoterra che amava il rugby. E quel drammatico scenario davanti agli occhi mi ha ricordato tutte le volte che per lavoro, facendo il cronista, sono dovuto andare sul posto per altre tragedie di questo tipo. Ricordo benissimo quella del 1999: era una notte di pioggia a novembre, perse la vita l’intera famiglia Suella sul cordolo maledetto di Sarroch, cinque persone, una sola figlia miracolosamente sopravvissuta perché non era lì, in quell’auto che finì schiacciata sotto un Tir carico di frutta. L’allora capo servizio della Nuova Sardegna mi spedì d’urgenza a Capo Blu, dove la famiglia risiedeva: ricordo quella casa spettrale e un cane che abbaiava nel giardino, in quell’attimo mi resi conto che nessuno sarebbe più tornato in quell’abitazione con le luci lasciate accese per precauzione. Ricordo cosa accadde in un’alba di sangue del primo aprile 2001: cinque giovani di Pula rientravano a casa dopo una notte in discoteca, persero la vita due ragazze di 21 e 22 anni, si chiamavano Claudia Cois e Marianna Deriu, auto contro camion. Ricordo i giapponesi schiacciati da un autobus, i turisti svizzeri investiti. Ricordo una ragazza che era dipendente del Comune di Capoterra, vittima di uno delle decine di scontri frontali: per la sua morte pianse l’intero paese.
L’elenco delle tragedie sarebbe troppo lungo e amaro: ricordo anche una diretta di Canale 5 nella strada maledetta a Frutti d’Oro, perché la Sulcitana aveva collezionato il record di morti in tre mesi, 15 persone decedute. Ricordo una cena a Cagliari con le colleghe di Mediaset che mi chiedevano: quando sarà pronta la nuova strada? Era il 2000, sono passati 13 anni. Solo adesso si è aperto con fatica il grande cantiere dell’Anas per il sogno a quattro corsie. Non sappiamo quando sarà pronta la “strada rossa” che bypasserà Macchiareddu, se la vedremo noi oppure i nostri nipoti. Ma oltre ai ritardi infiniti per un iter cominciato nel 1997 con le prime conferenze di servizi, ci sono dei paradossi. Una parte di quella strada, proprio il tratto più pericoloso di Giorgino, non è ancora neppure finanziata. Rischiamo di vedere dei lotti di asfalto realizzati a macchia di leopardo. Ricordo quando il sindaco di Sarroch Tore Mattana, in un’intervista che realizzai per l’Unione Sarda, mi disse: se i lavori non partiranno entro l’estate, consegneremo le fasce tricolori e ci dimetteremo in massa. Beh, era il 2003, dieci anni fa, le ruspe non le ha ancora viste nessuno. Eppur si muove, lo ha scritto il nostro Dario Serra due giorni fa pubblicando anche le foto del mini cantiere a Sant’Angelo.
Ma è ancora una volta la forza inaudita della cronaca a riportarci subito con gli occhi incollati alla realtà: un furgone contro una Passat, una manovra azzardata, un secondo esatto per bruciare una vita. Su una statale percorsa ogni giorno da almeno 80mila auto dove ci sono: la più grande raffineria del Mediterraneo, il Forte Village, quattro città, le nostre coste più belle, tantissimi locali. Lasciata così per decenni, con una messa in sicurezza fatta di semplici rotonde che hanno aumentato i tempi di percorrenza. In un territorio già ferito dai segni delle alluvioni. Ricordo troppe lenzuola bianche, il pianto a singhiozzo di una mamma al bivio di Picciau: era un ragazzo che amava la moto, era lì. Senza vita. Nella strada imbrogliata come una matassa dai tempi biblici della burocrazia. Ci sono nomi che resteranno scolpiti nella memoria. Come il sedicenne Agostino Monni e il suo amico Lucio Piga, uccisi dallo scontro frontale tra Sarroch e Villa San Pietro nel 2011. Certo, non è sempre solo colpa della strada, obietterà qualcuno. Però oggi ho notato che dal bivio di Capoterra a Giorgino la strada è tagliata a metà da un altro cordolo assurdo, proprio nel punto esatto dove ieri ha perso la vita Silvestro Lai, il bidello di Capoterra. A volte sarebbe il caso di tornare a protestare.

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